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12 Ottobre. Partenza per Copacabana
Il mio risveglio non è dei migliori... Nonostante una dormita di dieci ore, mi sveglio alle 6.30 del mattino attanagliato nella morsa del soroche.
Trattasi solo di mal di testa e qualche linea di febbre, in ogni caso è assolutamente fastidioso.
A dire il vero è il ticchettio della pioggia a svegliarmi, il che mi fa maledire ancor più la giornata, visto che devo mettermi in viaggio per Copacabana con tutto il mio considerevole fardello.
Quando raggiungo l'autobus, davanti al Cementerio, sono gia' completamente infangato.
Un "matito de coca, con azucarcito" è proprio quello che ci vuole prima della partenza.
"Freddo, vero ?"
"Si"
"Va a Copa?"
"Si, e poi a Puno."
"Ah, que bonito..."
Chiacchiero un po' con la signora al primo baracchino del mercato a cui mi sono fermato per sorseggiare il mio mate caldo.
Mangio anche un pastelito, o come si chiama da queste parti, al pollo. Almeno per oggi la fame e la sete sono a posto.
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"Piove spesso in questa stagione?", domando.
"No, no..., poco."
"Allora sarà che tengo mala suerte". Sorride.
Le auto che arrivano dalll'altopiano ricoperte di neve creano in me un'atmosfera allegra. Nel frattempo il mio autobus sta mettendosi in moto, mentre io stringo ancora la tazza piena a metà per riscaldarmi le mani.
Pago rapidamente i 5 bolivianos alla signora, che mi inviluppa il mate in un sacchetto di plastica, ci infila dentro una cannuccia, chiude il tutto e me lo porge con un sorriso e con un augurio: "Buen viaje".
Raggiungo l'autobus di corsa, mentre sta già richiamando i partenti a suon di claacson e mi accomodo al mio posto: 27. E' un numero che mi piace, sembra portare bene...
Faccio ancora in tempo a procurarmi a mezzo boliviano una empanada di queso, e posso finalmente contemplare l'altipiano, con la sua pioggia, la sua neve, le sue interminabili radure, accompagnato dall'indimenticabile acre odore di fango e bagnato...
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