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Perù - Diario di viaggio

Indice
Perù
Introduzione
Scheda informativa
Cartina
Itinerario
Taquile - Lago Titicaca
Cuzco - Machu Picchu
Linee di Nazca
Paracas - Isole Ballestas
Huaraz - Cordillera Blanca
Trujillo - Huanchaco
Diario di viaggio
Musica
Letteratura
Tutte le pagine

Diario di viaggio

Non viaggio mai senza il mio diario.
Uno deve sempre avere qualcosa di sensazionale
da leggere sul treno.

Oscar Wilde (1854-1900)

Tante cose mi hanno colpito nel mio viaggio in Perù. Dai bellissimi siti archeologici, che ti portano a vivere con la fantasia in altre culture ed epoche storiche, ai bellissimi panorami, alla bellissima gente che popola le Ande.
Riporto a continuazione alcuni passi del diario, in cui ho annotato tutte le mie sensazioni su questo fantastico paese.

 

Frontiera Bolivia-Perù
Il passaggio della frontiera è curioso. L'autobus procede su una strada ciottolata di fianco a prati popolati di mucche, pecore e maiali al pascolo. E' difficile immaginarsi un maiale al pascolo, ma è proprio così. Una corda legata ad un paletto delimita il territorio di ciascuno.

Poco oltre, il Titicaca. Le nuvole di polvere alzata dall'autobus che ci precede permettono comunque di vedere le case affiancate sulla strada, con i loro mattoni di terra, di questo villaggio di frontiera, Juliaca. Qualcuna ha il tetto in lamiera, altre, le più 'aristocratiche', ce l'hanno fatto di tegole.

'Problemi alla frontiera?', chiesi comprando il biglietto.
'No, ti fanno il visto e via, in 3 ore sei a Puno'
Ho i miei dubbi sia sulla prima che sulla seconda, ma confido sempre nel fatto che metà del mondo sia realtà, e l'altra metà fantasia.

 

Isola di Taquile

Mi attraggono i colori degli abitanti dell'isola di Taquile.

Gli uomini vestono con pantaloni neri, una camicia chiusa (maglia) bianca, una cintura di una spanna o bianca con disegni o rossa con disegni (che dopo scopro essere il calendario), un gilet bianco e nero nella fascia ascellare ed il berretto da notte (chullo) bianco/rosso o tutto rosso con disegni. Ai piedi, sandali.

Le donne invece hanno sempre una cappa nera a coprirle, gonna color viola intenso e maglione blu. Oppure, seconda combinazione, maglione viola e gonna nera. Non so ancora la differenza, ma in fondo penso che per le donne il vestito non sia così d'obbligo.

Le bambine hanno un maglione rosso, la gonna verde e la sottogonna gialla, almeno credo che sia la tenuta da scolare. Sono colori che mettono allegria, ravvivati dal sole così pulito della mattina.

Per il resto la vita scorre tranquillamente. Alle 5.30 sorge il sole, l'ora migliore per fare i lavori pesanti di trasporto o nei campi. Alle 8.00 tutto il paese è in piedi e la vita si trascina tranquilla, sferruzzando e lavorando. Alle 17.30 già si volge al tramonto, mentre alle 19.00 si mangia (con un buio pesto) e alle 20.00 già non si incontra anima viva, neppure per bersi un mate che riscaldi dal gelo notturno.

La mia casa, fatta di terra, dai contorni irregolari, dal pavimento in iuta tenuta tappezzata al suolo attraverso tappi di bottiglia con un chiodo infilato nel mezzo. Una sola finestra, una candela. Due mensole scavate nella terra, vuote, due letti con chilogrammi (è giusto misurarle così) di coperte. Il tetto in lamiera con sotto la medesima tela del pavimento.
Tetto che inizia a scricchiolare alle primi luci del sole. Agustina e Sebastian, ospitali, ma riservati, quasi timidi. Al mio racconto della passeggiata fatta fino alla spiaggia, all'altro estremo dell'isola, mi hanno lasciato riposare e mi hanno poi chiamato per la cena, lasciandomi come un re davanti ad una zuppa e al pejerrey fritto. Al mattino colazione con tazzone di caffè e omelette.

Mentre così scrivo si avvicina Juan, mi scruta, si siede accanto a me. Mi saluta, mi dice che sa scrivere e scrive il suo nome sul mio quaderno. Ha 11 anni, anche lui è curioso, ma timido. Quasi un gatto, mi osserva mentre scrivo.

Gli mostro la cartina del Perù, della Bolivia, dell'Ecuador. Gli mostro dove siamo. Sta andando a scuola, è al 5° grado, ma i professori arrivano da Puno alle 10. Sui suoi quaderni, disegni di Bolivar e Sucre, del corpo umano, dei polmoni, della bandiera peruviana, dettati, conti, la catena alimentare. Di giorno va a scuola, il pomeriggio tesse il cappello. Cosa vuol fare da grande? 'El profesor'.

Gli faccio un po' di domande, e già che sono le 9.30 mi faccio accompagnare alla scuola. Lui risponde sempre con un timido 'Si'
'Ti piace il calcio?'
'Si'
'E chi è il tuo giocatore preferito?'
'Alesio'
'Chi?'
'Alesio'
'E dove gioca?'
'', mi dice, indicandomi il terroso campetto di calcio, con le bislacche porte in legno del cortile della scuola.

Osservo la sua classe da fuori, visto che la scuola è ancora chiusa. E' semplice, ma ordinata, lui è seduto in prima fila, mi dice.
'Non abbiamo il pallone, adesso' mi dice anche.

E così lo saluto, lo lascio a giocare a 'trompos' (gioco con cordino e trottolina) con i suoi amichetti, vestiti anche loro da giovani lord taquilensi, e mi avvio per una passeggiata verso il lato Sud dell'isola, dopo essermi liberato della cena del giorno precedente in un prato, nascosto da un muretto, non troppo distante dalla scuola.

 

Machu Pichu
Machu Pichu. Monte vecchio. Monte (pichu) deriva dal monticello delle foglie di coca nella guancia. Estasi. Naturale ed architettonica



 
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Bruce Chatwin, Anatomia dell'irrequietezza, 1997 (postumo)
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